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“…nelle tue braccia desiai morire…”: l'AIDA di Verdi di scena al Petruzzelli

Aggiornamento: 19 mar

AIDA è un'opera grandiosa, una storia d’amore condizionata da affetti contrastanti: verso un padre e verso l'uomo che si ama



Aida è la personalità più forte dell’opera di Giuseppe Verdi: passionale e visionaria.

E' la figlia del re d’Etiopia, Amonasro, schiava in Egitto dall’ultima guerra. La sua identità è segreta e svelata solo alla fine.

Giuseppe Verdi scrisse questa opera nel XIX secolo. Fu lui il vero visionario, l'aver sognato una donna forte e impulsiva, moderna per quei tempi e con dei forti valori familiari. Ma soprattutto ha voluto riempire questa donna di coraggio a tal punto da farla scontrare con Amneris (la figlia del re etiope che la teneva schiava) per tenersi l'uomo che entrambe amavano e sedurre Radames per convincerlo a fuggire insieme a lei abbandonando tutti, per poi decidere volontariamente di morire con lui, di una morte lenta, consapevole e dolorosa.



Abbiamo visto quest'opera per la prima volta al Teatro Petruzzelli di Bari - regia di Mariano Bauduin e direzione di Renato Palumbo - casualmente nel giorno dedicato alla celebrazione delle donne. A fare da cornice a un'opera immortale, un allestimento maestoso che ha visto lo stile napoleonico intrecciarsi a quello egiziano. Sui passi degli dei, il pathos dei sentimenti di Aida arriva dritto al cuore.


Un cuore diviso tra l'amore per il padre e la patria e l'amore per il condottiero

Radames, giovane capo della guardia del Faraone, suo amante clandestino: leale e incorruttibile ma anche ingenuo e poco pragmatico.

Amonasro, re di Etiopia, era un esperto soldato ed padre amorevole di Aida, un uomo di potere.


Per salvare il padre e la sua nazione, Aida deve tradire l'uomo che ama.

Quante di noi lo avrebbero fatto?

Come ci saremmo comportate nella stessa situazione rapportata ai tempo moderni? Quanto sono forti i sentimenti di amore e lealtà verso l'uomo che ci ha donato la vita?

Quest'opera è un invito a riflettere.

Noi che crediamo nell'amore tragicamente romantico... al per sempre sopra ogni cosa, forse cii saremmo comportate esattamente come AIDA?



D'altronde anche la storia della "pagliuzza e della trave nell'occhio", seppur scritta 1000 anni fa, resta la più attuale e utilizzata anche oggi.


Aida, che pure dà il nome all’opera, a mio avviso è solo una delle vittime dell'opera stessa. Una vittima dell'amore puro.

Per chi piango! Per chi prego?” è preda del nemico e dell’amato;

Ama follemente Radames, al punto da unirsi al grido egizio “Ritorna vincitor!”, ma subito riflette “dal mio labbro uscì l’empia parola! Vincitore del padre mio?”.

Ormai è davvero una donna distrutta dall'amore e dal destino ingiusto!

“E l’amor mio?... dunque scordar poss’io questo fervido amor che oppressa e schiava come raggio di sol qui mi beava?... I sacri nomi di padre… e di amante, né proferir poss’io, né ricordar… Non fu in terra mai da più crudeli angosce un core affranto… Numi Pietà del mio soffrir!... tremendo amor spezzami il cor, fammi morir!”.




Il Faraone e Amonasro, sono due padri, due uomini di potere - entrambi senza mogli - che amano sinceramente le loro figlie a tal punto da offrirla in moglie al guerriero vincitore (il Faraone) e una terra promessa ( a Radames) a fronte del tradimento.


D'Aida il padre e degli Etiopi il re.

Tu! Amonasro!... tu il re? Numi! che dissi? No!... non è ver!... no!... sogno... delirio è questo... Ah no! ti calma... ascoltami, all'amor mio t'affida.

A te l'amor d'Aida un soglio innalzerà.

Io son disonorato... per te tradii la patria!

No: tu non sei colpevole ~ era voler del fato... vieni: oltre il Nil ne attendono i prodi a noi devoti, là del tuo core i voti coronerà l'amor.


La vera vittima dell’opera pero è forse proprio Amneris (figlia del Faraone). L'altra donna. Quella rifiutata in sposa da Radames a cui lei stessa offre anche la salvezza in cambio di rinunciare per sempre ad Aida.

Sempre lei, in preda ad un attacco di gelosia denuncia per alto tradimento Radames, l’uomo che amava, ed è “condannata a vivere” di dolore e rimorsi per sempre sapendo che era innocente.



Ma, s'io ti salvo, giurami che più non la vedrai...

No 'l posso!...

A lei rinunzia per sempre... e tu vivrai!...

No 'l posso!...

Ancor una volta: a lei rinunzia...

È vano...

Morir vuoi dunque, insano?

Pronto a morir son già




Recensione a cura delle giornaliste Manuela Lenoci e Roberta Campanella





Tutte le foto dell'OPERA sono a cura del Fotografo Clarissa Lapolla




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Sono una giornalista pugliese, amante del “vivere bene”.

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